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TORTELLO CREMASCO: LA DIATRIBA INFINITA PDF Stampa E-mail

ImageLa guerra sull’origine di questo prodotto e di chi detiene la ricetta originale, dura da decenni e possiamo dire che è divenuta una sorta di lite, tutti contro tutti, pur di far valere il proprio tortello come quello originale.

E' una diatriba che si esprime prima di tutto nei ristoranti, trattorie, osterie, agriturismi e, a seguire, nelle ricette che accompagnano la presentazione della propria fattura di "origine", oppure, di "interpretazione".

Si costituiscono associazioni non profit, confraternite, gruppi di assaggio, si scrivono libri, trattati, fino ad arrivare ad una proposta di legge per codificare a proprio piacimento questo tortello (http://wai.camera.it/_dati/leg14/lavori/schedela/apriTelecomando.asp?codice=14PDL0074150) finita nel nulla.

E’ una continua proliferazione del “parlarsi addosso”,  senza mai trovare una sintesi veritiera che pare non interessare nessuno.

ImageVi è la corsa ad assegnarsi l’originalità del Tortello Cremasco senza però considerare (o toccando solo di striscio) un particolare fondamentale che fa di questo Tortello una proliferazione di specie, differenti una dall’altra, grazie alla diversa condizione sociale vissuta all’epoca.

Come vivevano le famiglie tra il 1400 e il 1800, come vivevano le famiglie di città e quella dei borghi e dei paesi vicini, come vivevano le “signorie” con i propri cuochi e servitù?. Il tortello Cremasco è un piatto veramente povero??.  Chi poteva permettersi di trovare,  farsi arrivare e comprare gli ingredienti che fanno la differenza del tortello cremasco con altre paste ripiene??.   Veramente la “Serenissima” aveva queste capacità di approvvigionamento, commercializzazione e vendita al dettaglio dei 14 (giù di li) componenti del tortello cremasco, farina compresa??. Può anche darsi, ma non si è certi, quindi, può anche non essere vero!!.

ImageIl tortello cremasco è un’origine territoriale, oppure la trasmigrazione e trasformazione forzata di un tortello che ha visto la sua composizione mutare ed adattarsi dagli eventi politici, sociali, razziali che hanno caratterizzato il periodo 1400 – 1800  da Ferrara a Mantova e Milano passando per Crema, e allargarsi orizzontalmente verso Brescia, Reggio, Parma, Pavia, Alessandria e via di seguito ??. Può darsi.
Noi propendiamo per questa ipotesi, segnata da eventi, famiglie e persone che hanno lasciato una traccia del loro passare, proprio con questo prodotto, il “Tortello”.
Vediamo dove nasce il “Tortello”, il suo percorso, la sua trasformazione, ovvero, la storia, l’emigrazione di popoli e famiglie, gli usi e costumi dietro a questa favolosa pasta ripiena.

ImageIn breve sintesi, il tortello (o il ritorto), così come lo conosciamo, nasce a Ferrara, grazie a Beatrice d’Este la quale, insieme ai suoi maestri di tavola, realizza una pasta sottile ripiena, ovvero, un Tortello /Torto/Rotondo, ripieno di un impasto prevalentemente di zucca.

I Gonzaga, invitati a corte, appreso questo magnifico prodotto e tornati a Mantova indicono un bando per realizzare un Tortello Mantovano, con forma diversa da quella Ferrarese e diversa per il ripieno e condimento. Il bando viene vinto dai pastai e maestri di tavola di origine ebraica e ad essi vanno i beni (immobili, attrezzature, soldi e altro) acquisiti con la vincita.   Sfidando la corte con un ardito abbinamento di dolce e salato, realizzarono una pasta sfoglia all’uovo, sottile, quadrata ripiena farcita con zucca, amaretti, mostarda, formaggio e noce moscata, i tortelli di zucca appunto.

ImageQuesto prodotto si diffonde in tutto il territorio Mantovano e gode dei suoi successi fino al periodo 1629 e nel 1630 quando il Gonzaga, per i debiti contratti in spese militari, emana un “editto” contro gli Ebrei, imponendo loro la restituzione dei beni e ricchezze possedute di tutte le famiglie.

E’ il primo grande esodo professionale di pastai, maestri di tavola ecc. che sia mai verificato e che è sempre stato taciuto e nascosto fino al 1900, quando i primi scritti, saggi di cucina iniziarono a divenire di dominio pubblico.  Per non farsi rintracciare, questi “esodati”, si indirizzano su tre grandi direttrici: la prima, da Mantova verso Bologna, Reggio, Parma, Piacenza, Lodi, Pavia, poi Alessandria, Savona, ecc. La seconda direttrice è quella verso Brescia, Bergamo, Asti, Monferrato, Torino, ecc. La terza, verso Casalmaggiore, Ostiano, Cremona,  Soncino, Crema, Milano. Il Tortello cambia forma, così il ripieno e il condimento e grazie all’ospitalità dei residenti, si crea un sodalizio non solo culinario, ma anche di tradizioni ed eventi legati spesso all’Avvento del Natale, Fine anno, Pasqua, e alle ricorrenze familiari dei nonni e dei genitori (mamma e papà) così per i bambini sin dalla prima età.
Reggio Sera:
http://www.reggiosera.it/evento/le-origini-ebraiche-del-tortello-di-zucca 

ImagePer fare un esempio a Casalmaggiore il Tortello (Blisgòon), assume la forma rettangolare chiusa su se stessa, ripiena di zucca non dolce, e sporcata con salsa di pomodoro.
A Ostiano (qui esiste ancora oggi la Sinagoga) il Tortello è a forma di caramella pizzicata in testa e in coda, ripieno di zucca e formaggio e condito con conserva di pomodoro e grana grattugiato. A Cremona il tortello assume un’altra caratteristica, ovvero, il Marubino rotondo e racchiuso in sé tesso consumato in brodo, con ripieno di formaggio (sparisce la zucca) e il Marubino di carne che si consuma il brodo oppure asciutti con salsa di pomodoro o ragù di carne.  Soncino (esiste ancora oggi la Tipografia Ebraica) con il Tortellone di pasta di farina e con ripieno di radice di Soncino, formaggio e mostarda, condito con solo burro fuso. 

ImageA Crema con il Tortello Cremasco,  muta totalmente la sua composizione, forma (mezza luna), il ripieno e il condimento.
In tutte queste località esistono ancora oggi importanti nuclei familiari di origine ebraica, a segnare un passaggio lungo e incisivo di queste persone con la loro cultura, anche gastronomica, e le loro professioni. Tutto questo è stato tramandato e fusosi con le usanze dei luoghi, le condizioni economiche, sociali, culturali realizzando una proliferazione del “Tortello” a modo proprio.
Si ricordi che nella cucina ebraica (kreplach) sono presenti i ravioli ripieni di carne, formaggio e/i prodotti che comporranno il tortello cremasco: amaretti, uva passita, cedro candito, formaggio stagionato grattugiato, buccia di limone grattugiata, noce moscata, pan grattato, burro fuso, formaggio grattugiato. 
Con il tempo, questo prodotto, si diffonde anche tra le mura di casa delle famiglie di crema e del cremasco, secondo la condizione economica e le capacità di acquisto, nonché le abitudini alimentari dei quartieri di Crema e i comuni del Cremasco.
Image(CREMA: Castelnuovo, Ombriano, Porta Nuova, Porta Ombriano, San Bernardino, Santa Maria in Croce, Santo Stefano in Vairano, Vergonzana, Le Villette).
(CREMASCO: Agnadello, Bagnolo Cremasco, Camisano, Campagnola Cremasca, Capergnanica, Capralba, Casale Cremasco-Vidolasco, Casaletto Ceredano, Casaletto di Sopra, Casaletto Vaprio, Castel Gabbiano, Chieve, Credera Rubbiano, Crema, Cremosano, Dovera, Izano, Madignano, Monte Cremasco, Montodine, Moscazzano, Offanengo, Palazzo Pignano, Pandino, Pianengo, Pieranica, Quintano, Ricengo, Ripalta Arpina, Ripalta Cremasca, Ripalta Guerina, Rivolta d'Adda, Romanengo, Salvirola, Sergnano, Spino d'Adda, Torlino Vimercati, Trescore Cremasco, Vaiano Cremasco, Vailate).

Il Tortello “Cremasco” assume una configurazione per alcuni a mezza luna, per altri a triangolare, mutano  le dimensioni, la composizione delle farine, lo spessore della pasta (grossa, media, sottile), esclusione dell'uovo e poi (alcuni) l’introduzione dell’uovo come legante, cambiano le componenti del ripieno, il condimento si fa in diverse maniere (burro fuso e basta, burro fuso e tanto formaggio grattugiato sopra, burro fuso e formaggio grattugiato a Imagestrati di tortelli, burro fritto con salvia e formaggio grattugiato, tortelli affogati nel burro, tortelli solo con poco burro, tortelli con burro, formaggio e salvia passati al forno per pochi minuti, e altro che non conosciamo).

Questa varietà di composizione del tortello cremasco è ormai un’usanza che si manifesta da secoli e che oggi, in chiave moderna, troviamo nei ristoranti, nelle cuoche di casa, nei pastifici, nelle fiere, nelle feste di paese.

Per noi questo proliferarsi di “Tortelli Cremaschi” è un bene culturale pluralistico che non si può fermare, e tentare di uniformare usi e costumi, forme e sapori, con una ricetta “totalitaria” è come ghettizzare un prodotto che nemmeno i più fervidi integralisti si erano sognati di fare.
Il pluralismo del “Tortello Cremasco” oggi, incontra il consenso dei più appunto per la sua diversità di espressione, ed ha un pregio, quello del “localismo”, come espressione di autentiche comunità.

C'è chi ha la Bolla Papale o Arcivescovile che attesti la ricetta di origine ?; la mostri, saremo contendi di ricrederci.

Le foto: alcune delle diverse espressioni del tortello cremasco

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GOLOSITALIA: IL BELLO, IL PIACEVOLE, IL GUSTO ITALIANO A BRESCIA PDF Stampa E-mail

ImageGOLOSITALIA - MONTICHIARI (BS) - FIERA DEL GARDA (Via Brescia 129).

A Golositalia 2017 è di scena la cucina naturale e, così,  il mondo dell’enogastronomia torna ad essere protagonista a Golositalia, con una manifestazione che si svolgerà dal 25 al 28 febbraio a Montichiari(BS) presso il Centro Fiera del Garda, in Via Brescia 129.

Tema principale della sesta edizione sarà quello della cucina naturale. Nell’occasione, sarà presentata una ricca selezione di prodotti dedicati agli amanti della cucina che pone attenzione a salute e intolleranze. Una cucina che considera il cibo come un valido alleato nella ricerca del benessere.

Golositalia 2017 si è poi posta l’obiettivo di superare i numeri raggiunti nella scorsa edizione che hanno registrato la presenza di ben 70.000 persone. La manifestazione, che quest’anno metterà in campo 640 espositori e 120 eventi, si rivolge sia ai professionisti che al popolo dei foodies, i quali hanno la possibilità di conoscere, degustare ed acquistare prodotti spesso introvabili nei comuni supermercati.

Novità di Golosità 2017 sarà l’Arena Eventi, uno spazio in cui gli chef presenti saranno protagonisti di cooking show e dibattiti con il pubblico. Tra le presenze finora confermate spicca il nome del maestro pasticcere Ernst Knam, giudice supremo della trasmissione televisiva Bake off.

Golositalia 2017: una esposizione di dolci della passata edizioneRicco il programma di corsi di cucina, convegni, seminari e dimostrazioni, con grande attenzione al tema cibo e benessere.

Tra i tanti, il corso di Pasticceria Naturale. I dolci che fanno bene (25 febbraio ore 12.30). Un’esplorazione di ingredienti nuovi e non convenzionali dove uova, burro, zucchero bianco e farina vengono messi da parte per una pasticceria innovativa, più sana e consapevole. Tutte le ricette proposte saranno senza glutine, latticini, uova e zucchero. Sarà condotto da Barbara Silanus, pasticciera di formazione classica specializzata in pasticceria salutistica e per intolleranze alimentari.

Il seminario Frittura è vita. I segreti della frittura che fa bene alla salute (27 febbraio ore 14.00). Condotto dalla dottoressa Chiara Manzi presenterà le caratteristiche salutistiche e nutrizionistiche della frittura se fatta rispettando alcune indicazioni e regole.

Dessert naturali invece durante il corso Dolce per natura (28 febbraio alle 15.30) condotto dallo chef Giacomo Matteo Pisanu.

Per altre informazioni  www.golositalia.it.

 
GRAZIANO TERZONI: LA FILOSOFIA CHE ACCOMPAGNA I MIEI VINI PDF Stampa E-mail

ImageQUESTA E' UNA NOSTRA INTERVISTA AD UN PERSONAGGIO UNICO E RARO IN CAMPO ENOLOGICO. ECCOLA.

Dottor Terzoni, ci può illustrare il senso del suo lavoro ?. Il mio lavoro ?. É il riepilogo di tante giornate piene di azioni: quelle buone sono meravigliose e quelle negative sono solo esperienze che servono per imparare.

Cerco il successo enologico concentrandomi sul risultato finale che entrerà nel bicchiere, scovando la soluzione migliore in ogni contesto. Cammino per vie sperimentali, spingendomi oltre al risultato già ottenuto, accompagnato dai dubbi e dalle certezze dell’agronomia, della biologia e della fisica.

Nella mia scala dei valori, i denari non occupano i primi posti, perché non voglio essere schiavo, o dipendente, da un fede che può svanire da un momento all’altro. 
Adoro fare e guadagnare per vivere e creare lavoro, tornando a fare e dedicare tempo alle mie bottiglie.

Cerco principalmente un’emozione da condividere: è bellissimo quando, parlando con i “santi bevitori”,  mi dicono di essere contenti e soddisfatti del mio vino, il mio lavoro.

ImageLA SARTORIA DELL’ENOLOGO
Voglio avere una visione dei miei prodotti restando in qualche modo all’esterno, molto autocritico, per riuscire a valutare più adeguatamente il mio operato.
Un enologo è come un sarto: dopo aver visionato la stoffa, prende ago e filo per creare un’opera nuova che deve piacere a chi l’ammira. La parola magica è "eleganza". Faccio di tutto per creare vini eleganti dove un sorso tira l’altro. Perciò nell’uva ricerco i tannini buoni, gli aromi delicati e l’armonia nel gusto e retrogusto. Anche a scapito della potenza e della muscolosità, che un sarto coprirebbe con le sue stoffe migliori.
Ho capito che in un vino il “naso” elegante coincide con “una” bocca elegante, mentre un olfatto potente coincide quasi sempre con un gusto meno armonico, quasi eccessivo. L’esagerazione non è necessariamente negativa, ma il mio vino ideale è quello che… due amici si ritrovano, stappano una bottiglia, se la raccontano e dopo mezz'ora la bottiglia è vuota!
Questo è il mio obbiettivo.

LA MIA TERRA
Adoro le uve della mia terra: uve autoctone considerate dal mondo enologico “diversamente abili”.
Un tempo recriminavo per non essere nato in una zona enologica più conosciuta, dove il vino è passione di molti: in Piemonte, in Franciacorta, in Friuli o magari nella stessa Champagne.
Ora vedo le cose da un altro punto di vista: giro, m’informo, chiedo e condivido, non con molti, la passione per fare sempre meglio. Ho capito che la Malvasia, l’Ortrugo, la Fortana, la Bonarda, le uve della mia terra arriveranno sempre seconde se continuiamo a mandarle nelle stesse scuole, a studiare con gli stessi metodi, dei Pinot, degli Chardonnay dei Sauvignon. Intendo dire che se ci si limita a copiare gli schemi di vinificazione di questi storici vini, non si può sperare di ottenere il meglio dai nostri vitigni. Le nostre uve hanno bisogno di respirare a pieni polmoni, di riposare senza fretta, di essere svegliate delicatamente. Per le nostre uve serve un’elaborazione particolare, appropriata alle loro caratteristiche, che metta in risalto le la loro doti migliori.
Il vino Amarone, ad esempio, è diventato grande solo perché nella zona di origine è stato adottato uno schema di produzione appropriato all’uva: l’appassimento pone le premesse per creare, da un Valpolicella, un grande vino.

ImageLE BOLLICINE
Le bollicine fermentate in bottiglia sono la mia passione, perché sono nato in un territorio, la provincia di Piacenza, dove la rifermentazione in bottiglia è una lavorazione con origini antiche. Sin da dopo la Grande Guerra tutte le bottiglie prodotte nel piacentino (circa 30 milioni) venivano riempite con un vino che presentava un residuo zuccherino naturale. Al sopraggiungere dei primi caldi primaverili queste bottiglie iniziavano a “far la spuma”, oggi si direbbe a “rifermentare”. E’ il "metodo ancestrale", lo storico metodo usato da sempre in tutto il mondo per ottenere un vino con le bollicine, il remuage e il degorgement per rimuovere le parti torbide sono state applicate più recentemente, con le esigenze di commercializzare e trasportare il vino fuori dalle zone di produzione, per consumatori più lontani nello spazio o nel tempo.
Negli anni ’60 i Colli Piacentini erano una l’unica zona d’Italia che produceva solo “bollicine”. Poi, a partire da metà degli anni '70, con il boom economico e dei consumi si sono diffusi quei tini infernali chiamati autoclavi, persino il nome è brutto, che poco alla volta hanno industrializzato e banalizzato il modo di produrre vini frizzanti.
La rifermentazione in bottiglia ha, per me, un fascino particolare perché ogni bottiglia è un pezzo unico, che viene dal patrimonio culturale, ancestrale, del mio territorio, condiviso con altre poche zone al mondo!
La cucina del territorio, con la sua naturale generosità, ha da sempre fatto apprezzare una bottiglia di buon vino, che con le bollicine rinfrescanti prepara le papille gustative ad assaporare ogni boccone.

LA MIA IDEA DI BOLLICINE
-Raccogliere le uve a maturazione giusta, rispettando ogni vigneto
-Le uve tardive, che maturano lentamente, cioè quelle che si raccolgono ad Ottobre, danno i migliori risultati.
- Tre fermentazioni: (1)la primaria, che produce l’alcool; (2)la malolattica (sempre!) che nobilita il gusto; (3)la rifermentazione in bottiglia che dà le bollicine.
-  Un pH basso, vicino a 3, dove gli equilibri fra i tre acidi dell’uva diventano fondamentali per assicurare armonia.
-Niente note amare
-Bolle in surplace
-Naso integro, armonico, pulito, con mille sfumature.
-Servizio al cliente: impeccabile! Dopo tanto lavoro non si possono usare dei bicchieri qualsiasi, magari lavati a macchina con il brillantante!
A parte scriverò come deve essere fatta una corretta bevuta (non degustazione, bevuta).

ImageIL BIANCO E IL ROSSO: Tutti i vini che produco sono figli della passione e della voglia di migliorarmi che mi porta a fare ricerche enologiche avanzate per mettere in risalto il mio territorio. Uso la fantasia per mettere in pratica le regole della biologia e della fisica, intervenendo con mezzi naturali. Rifuggo le alchimie! Cose vecchie, che appartengono a chi non ha cura e passione e cerca solo scorciatoie sperando di scalare montagne. Poche ore in più o pochi gradi centigradi di differenza fanno la differenza fra errore ed eccellenza.

Le tecniche di protezione dei mosti dall’ossigeno attraverso gas inerte o iperossidazione (l’esatto contrario della prima) sono soluzioni fisiche che impiego a secondo del risultato che desidero ottenere nel bicchiere. Quando è opportuno, lascio gli acini in infusione nei mosti; so che potrei ottenere un prodotto più muscolare e corposo, ma sto attento anche all’amaro, alla bassa acidità, all’eccesso di tannini ossidabili.
Se potessi schiaccerei gli acini uno ad uno con l’indice e il pollice, perché otterrei un estratto ancor più alto, un pH basso, maggiormente tamponato (che mi permetterebbe di svolgere la fermentazione malolattica grazie ad un equilibrio migliore fra gli acidi) e soprattutto un vino più longevo.
Quando voglio sviluppare i profumi tiolici tipici di molte uve aromatiche, come la nostra malvasia aromatica di Candia, dovrò raccogliere l’uva prima che il sole bruci gli aromi e correre in cantina: vinificare entro 2 ore, proteggere dall’ossidazione, estrarre il succo molto delicatamente.
Nella vendemmia 2014 ho sperimentato una lunghissima macerazione a freddo, che sembra dare alla Bonarda di Piacenza quell’eleganza particolare che finora non ero mai riuscito a trovare nella Bonarda. Solo con la fantasia, per sperimentare strade nuove, e con le conoscenze biologiche e tecnologiche si possono produrre vini molto rappresentativi del territorio.

Dottor Graziano ci può svelare le prospettive del suo futuro impegno in campo enologico ?.  Continuerò nella mia ricerca della qualità a favore del consumatore, sapendo che più errori biologici/fisici ci sono e più ci si allontana dall’offrire il meglio della propria terra.  Se qualcuno vuole scoprire queste tecniche e questi vini...mi trova in cantina per una bella bevuta.

per maggiori info: GRAZIANO TERZONI
Azienda Agricola Podere Pavolini
Località Paolini,3 Bacedasco Alto
29010 Vernasca (Pc)
Telefono e fax: 0523.895407
web:
www.poderepavolini.it
e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GRAFFIGNANA: PASSATE E LASCIATE UNA PREGHIERA PDF Stampa E-mail

IMMACOLATA CONCEZIONE: NOSTRA SIGNORA DELLA GRAFFIGNANA.

ImageSicuramente non ci crederete, ma da quando ho scoperto questo piccolo Santuario non riesco più a togliermelo dalla testa. 

La Mia mente è rivolta a questa Madonna ogni ora ogni giorno. Il pensiero si trasforma come se avessi una sorta di richiamo, un essenza che non riesce a farmi staccare da Lei e che mi spinge a andare in questo luogo continuamente.
Mai ho pregato come in questo tempo e, meraviglia delle meraviglie, non mi pesa e non mi da nessun imbarazzo, anzi quando esco da questo luogo sto meglio, mi sento più sereno rispetto a quando sono entrato. La notte non riesco a dormire se non dopo aver recitato le mie “avemaria” e ringrazio la Nostra Signora della Graffignana per avermi fatto risvegliare il mattino dopo.

ImageIl piccolo Santuario è situato lungo la strada provinciale Quinzanese nei pressi della frazione San Vito di Casalbuttano che ospita anche la chiesa parrocchiale dedicata a san Vito Martire. Il santuario è dedicato all’Immacolata Concezione, ma è più comunemente conosciuto come il Santuario di Nostra Signora della Graffignana, derivando il nome da una cascina che sorge nei pressi. Il Santuario si trova in località San Vito di Casalbuttano ed Uniti, provincia di Cremona. Ubicato sulla SP86 tra Cignone e San Martino in Beliseto.

L'edificio sacro fu costruito nel XVIII secolo sui resti di un più antico, all'interno del quale la tradizione vuole sia avvenuto un evento miracoloso. Un antico oratorio era stato distrutto dalle truppe francesi al soldo di Francesco I duca di Modena; tornata la pace e allontanato l’esercito dal territorio cremonese, nel giorno della Pentecoste del 1668 accadde un fatto straordinario.

ImageUna fanciulla di dodici anni, sordomuta dalla nascita (si chiamava Brigida Busetti), partì da San Vito verso i campi della Graffignana. Giunta dove giacevano le macerie della Cappelletta, la bambina vide una splendida Signora, sul tronco reciso di un fico. Si parlarono, la fanciulla riacquistò la parola e l’udito, narrò al padre che la Signora le aveva detto di andare a disseppellire dalle rovine l’antica effigie della Madonna con il Bambino. Una volta ritrovata, tutti gli abitanti accorsero a vedere la statua e l’evento miracoloso; così si decise di ricostruire il tempio.

Nel 1704 il progetto fu realizzato, come recita una piccola lapide murata sul fronte del Santuario: “Imperversando ovunque la guerra, nello spazio di sei mesi essa stessa, la Vergine, si eresse questo santuario nel 1704”.

L'interno, a unica navata, è costellato di ex-voto, tra cui due bassorilievi collocati dalla famiglia Turina. I medaglioni illustrano la grazia ricevuta dalla Madonna in tutti questi anni.  La Festa del Santuario della “Graffignana”, si tiene la seconda domenica di Maggio.

A tutti coloro che capiscono questo messaggio, rivolgo un appello: passate parola, andate a fare una visita alla Madonna della Graffignana, offrite una preghiera per chi ha bisogno, anche per noi stessi. Non lasciate sola questa Santa Signora, la porta del Santuario è sempre aperta.

"Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen".
IN LATINO
"Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum, Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen".

 
LA CUCINA REGIONALE INNOVATIVA PER L'EXPO: CREMONA IL BONTA' 2015 PDF Stampa E-mail

ImageCon l'inizio del mese di gennaio 2015, prende il via la nuova serie della  promozione della ristorazione locale.  Quest’anno, l’Evento, avrà come tema “La Cucina Regionale Innovativa per l'Expo".  Lo scopo è quello di far conoscere al grande pubblico, questo spaccato della cucina territoriale regionale Italiana. 
 
I Ristoranti che vorranno aderire, entreranno a far parte del nostro sistema informativo e comunicativo, (portale, facebook e con quei media che collaborano con noi) e a novembre 2015, parteciperanno alla premiazione dei ristoranti selezionati.

L'evento si Terrà a Cremona, il 16 novembre 2015 al “Bontà”, Salone delle Eccellenze della Tavola Italiana e delle Attrezzature, alla sua dodicesima edizione.

Nulla è chiesto economicamente, ma solamente la partecipazione a questa iniziativa.

Qui trovate alcune notizie dell'edizione 2014:  www.osvaldomurri.it
Il nostro portale registra oltre 300.000 contatti mese e oltre 3,5 Milioni /anno:
Siamo su Face book professionalmente :
https://www.facebook.com/

ImageSchema Organizzativo
Per tutto il 2015 si effettueranno iniziative promozionali attraverso:
• I siti e portali online di settore - Face book  - ecc.
• La stampa online e tradizionale (cartacea)
• Comunicati ad Agenzie Turistiche, Proloco, ecc.
• Sul nostro Portale, la pubblicizzazione del locale con foto, dati e informazioni mirate, come indirizzo, telefono, giorno di chiusura, ecc.

E’ possibile promuovere una serata a “Tema” per i clienti, presso il proprio ristorante, proponendo i piatti dall’impronta Innovativa e i vini abbinati,  facendo votare ai commensali quale piatto e vino hanno preferito. Sono possibili altre soluzioni per finalizzare la comunicazione dell’evento. Si accede alla premiazione se si superano 80/100 del piatto e dell’abbinamento.

Il 16 Novembre 2015 partecipazione all’evento - il Bontà - e  presentazione del piatto INNOVATIVO del locale, e ritirare il premio  “La Cucina Regionale Italiana Innovativa”, “Locale Selezionato”.

VIDEO1:
http://www.laprovinciacr.it/video/66257/Osvaldo-Murri-e-le-eccellenze-enogastronomiche.html

VIDEO2:
https://www.youtube.com/watch?v=xnV2Mxbt5VA

PERSONAGGI DELLL'ANNO:
http://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=13590


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LA CUCINA REGIONALE INNOVATIVA PER L'EXPO

ImageEsempio di segnalazione del ristorante
Tra le meraviglie della Franciacorta sicuramente spicca la cucina di un grande Gourmet, ovvero, il Ristorante "La Corte", animato dalle doti e il talento di Aldo Chiari e della sua instancabile moglie Cinzia, che attorno al 1993, decisero di avviare questo locale impostandolo su una cucina che sapesse unire il territorio, la creatività, la piacevolezza e non ultimo l’innovazione per soddisfare il cliente.  L'Ambiente è raffinato ed elegante con una capienza di circa 80 posti disposti su tre sale ben organizzate ed arredate e con quel tocco professionale che lo rende particolare.  A tavola ogni piatto è una creazione e si distinguono per  la presentazione, le combinazioni alimentari, le novità stagionali e il talento innovativo di Aldo Chiari che spiega al cliente non solo le componenti del piatto ma anche le ragioni della realizzazione. RISTORANTE LA CORTE - V. S. PANCRAZIO 41/49 - PALAZZOLO SULL'OGLIO (BS) - Telefono 030 7402136 - web:
www.ilristorantelacorte.com - e-mail:  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   -  Si consiglia di Prenotare.

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Qui sotto, una foto panoramica della premiazione degli Chef nell'edizione del 2014 - Tutti a Tavola per l'Expo - tenutasi a Cremona il 10 novembre 2014 al Salone Nazionale delle Specialità Italiane de "il Bontà", alla sua 11 Edizione.

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